Associazione Nazionale Carabinieri

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C E N N I   S T O R I C I


Storia della Sezione


La sezione di Savona dell'A.N.C. fu fondata il 06.04.1911 con la denominazione "Società Mutuo Soccorso fra Carabinieri Congedati e Pensionati".

Da quell'epoca tante cose sono cambiate, ma non lo spirito di fratellanza e di solidarietà con le Forze Armate e con l'Arma dei Carabinieri in particolare, dalle cui fila in gran parte provengono gli associati. Molti Presidenti e molti incaricati del Consiglio Direttivo si sono alternati da allora nella dirigenza della Sezione, persone indubbiamente diverse fra loro, ma tutte con la medesima decisione che animò i primi Fondatori, tale da far tagliare il traguardo del 20° secolo all'Associazione Savonese, che vanta attualmente oltre 250 iscritti fra Soci, Sostenitori e Benemerite.


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Negli anni più recenti l'Associazione ha avuto sede in Via Paleocapa, Via Montenotte e poi in Via IV Novembre. Attualmente la sede della sezione è sita in Via Guidobono, 12 ed è intitolata al Carabiniere Leone Carmana, medaglia d'oro al valor militare la cui motivazione è così sintetizzata:

"In servizio presso la Marina Militare, piantone all'ingresso di una polveriera, scorto l'avvicinarsi di una settantina di rivoltosi che già si erano impossessati dei fucili di due corpi di guardia ed intendevano impadronirsi della polveriera stessa, ordinava la chiusura della porta dietro di sé, pur sapendo di precludersi così ogni via di scampo, rispose a colpi di moschetto al fuoco dei ribelli, mantenendosi saldo al suo posto da solo e dando tempo al sopraggiungere dei rinforzi con i quali concorse poi a fugare i facinorosi, sventando in tal modo il criminoso tentativo. Esempio mirabile di eccezionale presenza di spirito, di coraggio e di altissimo sentimento del dovere."

*La Spezia 4 giugno 1920*


Il Carabiniere Leone Carmana

Il 4 giugno 1920 un gruppo di 60 facinorosi tenta un colpo di mano contro i forti e l'arsenale di La Spezia. La grande quantità di armi custodita rende la zona un bersaglio interessante per chiunque voglia fomentare i disordini. In silenzio e con la precisione di un buon reparto paramilitare, i 60 piombano sul corpo di guardia N della polveriera di Vallegrande. Le armi delle nove guardie passano di mano. Poco dopo viene neutralizzato il corpo di guardia G e la via è libera verso il recinto dei depositi con le sue tonnellate di armi e munizioni.

Un giovane carabiniere emiliano, Leone Carmana, riesce invece a non perdere la testa. Fa sbarrare la porta d'accesso e si apposta con il suo fedele moschetto. Non c'è tempo per i consueti rituali ("Alto là, chi va là, fermo o sparo"): Carmana spiana con calma l'arma come se fosse al poligono ed infila una cartuccia dietro l'altra. A nulla vale il rabbioso fuoco degli assalitori, nemmeno una ferita al piede arresta il milite finché i rinforzi non chiudono la partita.

Per altre notizie storiche riguardanti il complesso dell'organizzazione vi invitiamo a visionare il sito ufficiale dell'A.N.C., raggiungibile all'indirizzo www.assocarabinieri.it.


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Analogamente siete invitati a far visita al sito web del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, selezionando www.carabinieri.it , per conoscere così i programmi, le attività ed altro ancora dei nostri colleghi in servizio.

 


 

 


Tratto da Fiamme d'Argento ed. Febbraio 2005


ASSOCIAZIONI FRA CARABINIERI: Origini ed evoluzione
di Nicolò Mirenna

……….. (omissis) ………..

Il 6 aprile 1911 si costituisce l'Associazione dei militari dell'Arma dei Carabinieri Reali in congedo, che dal 1 gennaio 1929 funziona sotto il nome di Sezione Provinciale della Federazione Nazionale del carabiniere Reale di Savona.

Secondo lo statuto - aggiornato al 30 marzo 1930, entrato in vigore il 1 maggio 1930 e composto da 55 articoli -:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

art. 2: Nel territorio della Città di Savona non possono costituirsi altre Associazioni di militari in congedo dell'Arma dei Carabinieri Reali. Qualora se ne dovessero costituire, saranno fatte sciogliere dalla competente Autorità in relazione alle disposizioni delle vigenti leggi. Negli altri Comuni della Provincia possono costituirsi dei Gruppi i quali saranno organi della Sezione Provinciale.

Statutoart. 3: La Sezione è apolitica, ed ha per scopo: il culto della Patria; mantenere sempre saldi i vincoli di cameratismo tra i militari in congedo e quelli in servizio attivo; che tra i soci non venga mai meno quello spirito di corpo atto in qualsiasi evento e tale da far riuscire l'opera loro ancora utile alla Patria e di maggiore gloria all'Arma; la tutela morale e materiale dei soci.

art. 28: la Bandiera sociale è quella Nazionale e porta un nastro di seta di colore azzurro colla scritta in carattere dorato: Federazione Nazionale del Carabiniere Reale. Sezione Provinciale di Savona 1911.

art. 32: Il socio quando interviene ai cortei deve portare al braccio sinistro un bracciale di panno nero alto 10 cm con fregio e granata dell'Arma, che sarà di metallo bianco per i soci e di metallo dorato per i membri del Consiglio; coll'aggiunta di due galloncini dorati per il Presidente ed uno per il Vice Presidente disposti orizzontalmente sotto il fregio di granata.

art. 50: I locali sociali possono essere frequentati soltanto dai soci e membri della loro famiglia e dalle persone accompagnate dai soci che devono assumersi la responsabilità delle persone stesse, nonché dai militari dell'Arma in attività di servizio, e dai soci di altre sezioni e gruppi del Regno.

Tratto da: http://www.carabinieri.it

 

Cronache del passato > Le Illustrazioni > 1906 - 1915

 

Immagine descritta nella didascalia sottostante



 

Giorni sono un ufficiale giudiziario con due carabinieri recavasi nella vallata di S. Bernardo, vicino Savona, per procedere allo sfratto del contadino Lorenzo Beriagna, un tipo brutale e violento. Il forsennato si barricò nella sua casupola e prese a scagliare grosse pietre dalla finestra, ferendo in modo assai grave uno dei carabinieri alla fronte ed alla spalla. Anche un'altra persona presente era rimasta ferita gravemente alla spalla ed alla schiena, quando i carabinieri, visto inutile ogni tentativo pacifico, provarono ad intimorirlo sparando in aria vari colpi di moschetto. Ma il getto furioso di pietre, anziché cessare, crebbe, tanto che ad un certo punto un carabiniere sparò contro l'assediato un colpo di moschetto, facendolo stramazzare a terra moribondo.

(Da "La Tribuna Illustrata" del 1° aprile 1906)

 



Tratto da:

Alpini e Carabinieri al Servizio dell'Italia

Parte Prima
Convegno: "1814-1834 L'Arma dei Carabinieri dalle Regie Patenti a Giovan Battista Scapaccino" - Savona 8 settembre 2000

Le uniformi e l’organizzazione dei Carabinieri Reali 1814 -1834
di Luca Pistone

Premessa

Parlare di organizzazione ed uniformi militari non significa necessariamente riferirsi ad una cultura propriamente “bellica”, ma anche di costume sociale, di analisi sociologica, di ricerca della memoria popolare e di richiamo per una storiografia diversa, fatta anche di immagini e simboli, presenti nella realtà del nostro paese. Parlando di simboli, l’uniforme del Carabiniere di oggi ne rappresenta la quintessenza. Essa infatti rispecchia nella forma il trait d’union tra la memoria antica - ovvero la tradizione - ed il futuro - ovvero la modernità. Ha raffigurato per generazioni il simbolo di un “Servizio” a cui fare riferimento non solo per ideali morali ma, non dimentichiamolo, per il decoro sociale che lo status di Carabiniere (relativamente accessibile per tutti) conferiva. Questa uniforme, come direbbe oggi un sociologo, rappresenta un grande simbolo di comunicazione tra Stato e popolo.

Un esempio: vi siete mai chiesti perché qualunque innovazione apportata all’immagine del Carabiniere richieda a noi “cittadini” un così lento processo di assimilazione? E vi garantisco che non è la stessa cosa per la Polizia di Stato, piuttosto che per la Polizia Urbana o la Guardia di Finanza e via dicendo. Interviene, evidentemente, qualche cosa che ha origini profonde e lontane e che coinvolge la nostra visione dei Carabinieri come di un preciso ed importante riferimento.

Le Regie Patenti del 13 luglio 1814 - cenni di organizzazione

Vittorio Emanuele I, istituendo un corpo di polizia nazionale quale erano i CR compì sì un atto di regime, ma contestualmente diede vita ad un’istituzione che da subito mostrò il suo, per così dire, “valore aggiunto sociale” ovvero la sua modernità in quanto, anche per la sua generalizzata presenza sul territorio, divenne un fermo punto di riferimento per la popolazione. L'esigenza, nell’assicurare la pubblica sicurezza, era quella di ricalcare l’organizzazione della disciolta gendarmeria francese, senza peraltro portarvi alcun richiamo o riferimento. Il nome stesso di Carabinieri Reali fu scelto (quando corpi di polizia denominati “Gendarmeria” erano presenti in pressoché tutti gli stati italiani ed europei - si veda l’Imperial Regia Gendarmeria austriaca o la Gendarmeria arciducale di Toscana) per cancellare il ricordo dei predecessori francesi.

Il primo studio è datato giugno 1814 ed ha la paternità di Luigi Prunotti, ufficiale dell’esercito con grande esperienza. L’atto successivo furono le Regie Patenti del 13 luglio 1814, che istituirono giuridicamente il corpo.

Rammentiamo di seguito i contenuti principali di questi documenti:

  • viene ordinata la formazione di un corpo di militari distinti per buona condotta e saviezza, denominati Carabinieri Reali, le cui deposizioni avranno la stessa forza delle deposizioni dei testimoni;
  • detti CR saranno presenti sul territorio portando la loro azione di controllo in particolare su pubbliche vie, locali, e manifestazioni di piazza salvaguardando l’ordine e l’integrità dei cittadini;
  • la richiesta di intervento dei CR da parte delle autorità civili e militari locali dovrà sempre intervenire in forma scritta per cause urgenti e motivate; inoltre dette Autorità dovranno prestare tutta la collaborazione ed assistenza ai CR, laddove richiesta;
  • il corpo dei CR sarà considerato il primo nell’armata;
  • verrà costituita una commissione militare per giudicare quei CR che, dimenticando i loro doveri, cadessero in qualche delitto.

Non si sottovaluti, in particolare, l’opportunità che verrà data ai figli di molte famiglie non abbienti di ritrovare nei CR un decoro non solo morale ma anche, ribadiamolo pure, sociale. Ecco un prospetto delle paghe annue datato 9 agosto 1814. Facendo opportuni confronti si noti come, nello stesso periodo, un manovale specializzato (ad esempio un mastro ferraio con anni di esperienza) poteva guadagnare 2 lire per ogni giornata lavorativa (ovvero circa 600 lire all'anno), un manovale generico difficilmente raggiungeva le 200 lire annue, mentre un carabiniere a piedi (ovvero senza l’indennità per il mantenimento del cavallo) guadagnava, appena arruolato, 500 lire annue più le eventuali diarie per servizi fuori sede. Colonnello lire 6000, Capitano lire 2700, Aiutante Maggiore lire 1700, Quartiermastro lire 1500, Luogotenente lire 1700, Sottotenente lire 1500, Maresciallo a piedi lire 700, Maresciallo a cavallo lire 1200, Brigadiere a piedi lire 600, Brigadiere a cavallo lire 1100, Carabiniere a piedi lire 500, Carabiniere a cavallo lire 1000.

La forza iniziale del corpo fu di 27 ufficiali e 776 militari, arruolati in base a rigorose valutazioni attitudinali e morali tra i combattenti che avessero prestato 4 anni di servizio per il sovrano e che avessero sufficiente scolarità. L’organizzazione (mantenutasi simile sino ai giorni nostri!) stabilì la suddivisione del corpo in divisioni, luogotenenze e stazioni presenti capillarmente sul territorio.

Con l’annessione della Liguria del 1815 a seguito del Congresso di Vienna, i CR assorbirono la Gendarmeria Genovese, portando l’organico a 1545 unità. Nel corso del successivo decennio, mediante un susseguirsi di Atti Sovrani, il corpo si diede un’organizzazione - sia operativa che amministrativa - per quei tempi straordinariamente efficace. Venivano salvaguardati i criteri di arruolamento (rigorosissimi), di addestramento (con la creazione del deposito allievi di Torino), la fisionomia istituzionale (sia civile che militare) e l’organico (che nel 1822 si sarebbe attestato a circa 3000 unità).

Richiamiamo l’organizzazione territoriale dei CR nel Savonese corrente l’anno 1825 tratta dal “Calendario Generale pè Regi Stati”:

  • La Liguria era ricompresa nella Divisione di Genova al comando di un Maggiore.
  • La Compagnia di Savona, al comando di un Capitano, comprendeva le Stazioni:
    • di Savona al comando di un Maresciallo d’alloggio a piedi per le Municipalità di Savona, Quiliano, Vado, EIlera, Albisola Marina, Albisola Superiore;
    • di Spotorno al comando di un Brigadiere a piedi per le Municipalità di Spotorno, Noli, Magnone, Vezzi, Segno, Berteggi;
    • di Altare al comando di un Maresciallo d’alloggio a piedi per le Municipalità di Altare, Carcare, Mallare, Pallare;
    • di Cairo al comando di un Brigadiere a piedi per le Municipalità di Cairo, Rocchetta del Cairo, Carretto, Brovida, Bormida, Osiglia;
    • di Millesimo al comando di un Brigadiere a piedi per le Municipalità di Millesimo, Murialdo, Roccavignale, Biestro, Cengio, Cosseria, Plodio, Rocchetta del Cengio;
    • di Varazze al comando di un Brigadiere a piedi per le Municipalità di Varazze, Celle, Cogoleto, Stella S. Giovanni Battista;
    • di Sassello al comando di un Brigadiere a piedi per le Municipalità di Sassello, Martina, Orba, Tiglieto;
  • La Luogotenenza di Finale Marina al comando di un Sottotenente ricomprendeva le seguenti Stazioni:
    • di Finale Marina al comando di un Brigadiere a piedi per le Municipalità di Finalmarina, Calice, Calvisio, Feglino, Final Borgo, Final Pia, Gorra, Orco, Perti, Rialto , Varigotti;
    • di Albenga al comando di un Maresciallo d’alloggio a piedi per le Municipalità di Albenga, Arnasco, Borghetto S.S., Campo Chiesa, Castelbianco, Castelvecchio, Cenesi, Ceriale, Cisano, Erli, Garlenda, Nasino, Onzo, Ortovero, Vendone, Villanova, Zuccarello;
    • di Loano al comando di un Brigadiere a piedi per le Municipalità di Loano, Balestrino, Boissano, Carpe, Toirano, Pietra, Bardino Nuovo, Bardino Vecchio, Giustenice, Magliolo, Ranzi, Tovo, Verezzi, Verzi;
    • di Calizzano al comando di un Brigadiere a piedi per le Municipalità di Calizzano, Bardineto, Massimino;
    • di Alassio al comando di un Brigadiere a piedi per le Municipalità di Alassio, Laigueglia, Rosso, Andora, Casanova, Testico, Stellanello, Vellego.

Notiamo che mancano i territori di Dego Giusvalla Pontinvrea probabilmente di competenza della Divisione di Alessandria.

Considerando un organico medio di circa 7 uomini per ogni stazione, con un piccolo arrotondamento per eccesso dovuto alla presenza di due comandi (Compagnia di Savona e Luogotenenza di Finale) arriviamo ad una forza complessiva stimata di circa 100 uomini (ufficiali compresi).

Facciamo ora una proporzione (sempre stimata) con le forze francesi (ufficiali compresi) presenti sul territorio del Dipartimento di Montenotte in data 17 giugno 1811, in base al rendiconto mensile della Colonna Mobile, rinvenuto presso l’Archivio di Stato di Savona: 78 gendarmi, 21 Cacciatori a cavallo, 155 soldati di linea, 75 soldati della riserva.

Notiamo che il numero dei gendarmi (78) e dei cacciatori a cavallo (21) è assimilabile alla forza (stimata) dei CR nel 1825.

Alla base dell’organizzazione vi erano le stazioni situate normalmente nei pressi delle vie di grande comunicazione (a Savona era la stessa - che più avanti descriveremo - della Gendarmeria Napoleonica).

Citiamo ora come doveva essere dotata una stazione dei CR a spese della locale Municipalità:

“i locali della Stazione dovranno comprendere una prigione di sicurezza, una camera di disciplina pel castigo degli individui della brigata, una cucina, una camera per il bass'uffiziale comandante e, se ammogliato, un camerino attiguo per temervi registri e carte d'uffizio; una camera ogni due carabinieri e, se ammogliati, una camera per cadauno.; una scuderia con locale sufficiente per riporvi paglia e fieno.”

La Stazione sarà dotata sempre a spese delta Municipalità di:

“per cadun bass'uffiziale o carabiniere n. 4 panche da letto; 1 paglia riccio; 1 capezzale; 1 materazzo; 1 coperta di lana; 2 lenzuoli; 1 rasteliere per armamento e vestiario; una tavola con cassettino; 1 panca da sedersi; 2 sedie soltanto per il bass'uffiziale comandante”.

Inoltre per la cucina:

"le marmitte necessarie le secchie necessarie, la corda del pozzo, le tavole necessarie per mangiare, una lampada due scope di meliga etc."

 

Cenni uniformologici

Per introdurre l'argomento è necessario fare alcuni riferimenti uniformologici al secolo XVIII. A metà del settecento il Regno di Sardegna introdusse, nel vestiario militare, uno stile assimilabile a quello prussiano, considerato di gran lunga il più moderno dell’epoca, in contrapposizione al taglio francese, legato a criteri stilistici e pratici del secolo precedente.

All'inizio del 1800 invece sarà lo stile austriaco a polarizzare il gusto militare Sabaudo. Vi sarà un rifiuto preciso del ventennio napoleonico e di tutto ciò (anche innovamenti e modernizzazioni) che rappresentava.

Tuttavia il Re Vittorio Emanuele I, dovendo organizzare la gestione della sicurezza pubblica e dello Stato, sarà costretto a ricalcare l’efficiente organizzazione della Gendarmeria Imperiale Napoleonica. Quest’ultima, con origini addirittura medioevali, era presente in tutto il territorio dell’Impero con una capillare distribuzione.

Conosciamo la sede della caserma della gendarmeria savonese presso il Convento sconsacrato della SS Concezione (odierna via dei Mille), lungo la strada di grande traffico per il Borgo d’alto (attuale zona di Piazza Saffi) e la valle del Letimbro. Le caratteristiche dell’uniforme della Gendarmeria Imperiale erano l’abito turchino (blu) di foggia settecentesca con mostre al petto (risvolti), goletta (colletto) e paramani scarlatti.

La veste ed i calzoni erano di color giallo ocra, elemento caratteristico del Corpo, derivante probabilmente dal voler rievocare nel panno il colore tipico del pellame scamosciato, largamente usato nel corso del 1500 e 1600 dalle truppe in servizio a cavallo.

Ciò venne riproposto nella foggia degli eserciti ottocenteschi nei così detti pantaloni charivary, ovvero rinforzati nelle parti esposte all'usura della sella con inserimenti di pelle (indumento tipico dei cavalieri ungheresi), largamente adottati dai nostri Carabinieri Reali a Cavallo.

La prima uniforme dei CR, con caratteristiche proprie sia dell’arma di cavalleria che di quella di fanteria, veniva delineata nel Regolamento per gli uniformi datato 8 novembre 1814 (quattro mesi dopo l'istituzione del corpo) ed aveva come padrino il capitano Camillo Beccaria, già ufficiale della Gendarmeria Francese. Spiccano le seguenti particolarità:

"i giandarmi faranno uso di alamari d'argento al colletto in segno di distinzione (…)" e " non porteranno né baffi né spagnoline [mosca al mento] ed i capelli non copriranno fronte orecchie e colletto".

L'uniforme rigorosamente turchina (ovvero blu scuro) aveva, rispetto alle altre truppe, le seguenti particolarità:

"sarà comoda da indossarsi affinché non impedisca alcun movimento, ad un petto solo da 9 bottoni argentati, la fodera scarlatta, paramani e goletta color celeste Savoia, alamari argento al collo, polsi e tasche, coccarda di Savoia [celeste -diverrà tricolore dopo il 14 giugno 1848] al cappello a bicorno, spalline celesti Savoia con grovigliola [in piemontese detta "grillo"] di stesso colore, cravatta nera e guanti in pelle scamosciata gialla; le falde dell'abito saranno più corte rispetto a quello delle altre truppe”.

 

 

Per la brutta stagione i CR a piedi si doteranno di un cappotto a doppio petto di stesso colore della giubba, quelli a cavallo di un ampio mantello grigio (successivamente detto color “grigio Marengo”) con pellegrina, anch’esso a fodera rossa.

Esistevano (come al giorno d’oggi) due tenute (grande e piccola montura): una di gala (arricchita di cordelline argentate al petto e nastro argentato a bordare il bicorno) ed una più sobria per il servizio ordinario.

Le calzature per i CR a piedi erano dotate di “mezze ghette” tipiche della fanteria, indossate tuttavia sotto ai pantaloni; per ufficiali, sottufficiali, e comunque tutto il personale a cavallo, erano d’ordinanza gli stivaletti calzati sopra i pantaloni.

Gli ufficiali vestivano un abito di servizio simile a quello dei carabinieri a cavallo, ma avevano in dotazione anche un abito a falde lunghe per la vita fuori servizio (non si dimentichi che vigeva l’obbligo di indossare sempre la divisa).

La distinzione del rango era data dalla sciarpa dorata legata in vita; quella del grado da righe (da una a tre) intorno alla piastra ovale delle spalline (quest'ultime in metallo argentato) a seconda del grado (lisce, ad angoli per gli ufficiali superiori, a cordone per gli ufficiali generali) nonché da ricami in argento al colletto (rimasti ancora oggi) e paramani.

I così detti “bassi uffizjali”, ovvero i sottufficiali, portavano distinzioni di grado così come segue:

  • gli appuntati portavano un gallone d'argento posto in diagonale sopra il paramano;
  • i brigadieri portavano sulla piastra delle spalline due giri di cordoncino uno d'argento ed uno turchino, con frangia delle spalline bianca ed argento, dragona con un giro di frangia d'oro ed infine un gallone d’argento a punta, posto sopra il paramano;
  • i marescialli d’alloggio portavano due giri di cordoncino d’argento sulla piastra delle spalline, con frangia simile a quella dei brigadieri, due giri di frangia d'oro alla dragona.

 

Uniformi di Carabinieri nel 1878. Tavola di Quinto Cenni.

 

Armamento ed accessori

Erano sostanzialmente identici a quelli delle altre armi dell'esercito e tipici del periodo storico legato all'uso delle armi da fuoco a pietra focaia (1700 -1830).

Ogni CR a piedi era dotato di bandoliera per la giberna delle cartucce, (che caratterizza ancora oggi l’uniforme – anche se con finalità più ornamentali che pratiche) e un “budriere” (dal gergo francese, di diretta derivazione dal balteum romano, ovvero la cinta che ospitava il fodero del gladio dei legionari), che reggeva la sciabola corta e la baionetta incrociati sul petto ed entrambi in cuoio di buffalo imbiancato.

Diversamente i CR a cavallo portavano, oltre la bandoliera con giberna già descritta, una “rangona” sempre di buffa bianco per reggere il moschetto (tramite il cosidddetto moschettone), questa volta tutte e due orientate dalla spalla sinistra al fianco destro, poiché era la mano destra che caricava e sparava (i mancini hanno vita dura in qualsiasi esercito…).

L'arsenale dell’esercito piemontese del 1814 era caratterizzato per lo più da armi da fuoco di provenienza francese o fabbricate presso l’arsenale di Torino su licenza francese; si trattava di moschetti da fanteria (o corti da cavalleria) modello 1777 Charleville e pistole di tecnologia similare.

Vi erano anche fucili di provenienza austriaca, ma di fabbricazione inglese modello brown bessie (venduti a buon prezzo dal governo Imperial Regio, che a Trieste ne aveva magazzini pieni, causa la fine della guerra).

La scelta cadde sul modello più comune, ovvero il moschetto francese.

Successivamente, tuttavia, i CR adottarono (anche per il personale a piedi) la versione da cavalleria, ovvero la carabina propriamente detta (più corta di quella da fanteria per poter essere caricata agevolmente a cavallo, ma con gittata minore) giudicata più idonea all’uso di un corpo di pubblica sicurezza.

Ricordiamo che quest’arma rimase in servizio sino al 1840 circa. La carabina moderna che per filosofia di impiego più si avvicina alla carabina francese 1777 e che può gareggiare per longevità di servizio, è il moschetto modello 91 corto.

Bisogna dire che il moschetto tipo 1777 in questione (un moschetto a pietra focaia ad avancarica ancorché leggermente migliorato rispetto al ventennio napoleonico), doveva considerarsi un deterrente psicologico piuttosto che un’arma difensiva veramente efficace.

Più efficace era sicuramente la sciabola corta (il vecchio briquet napoleonico) dei CR a piedi o la sciabola lunga da cavalleria dei CR a cavallo.

Entrambe erano ornate con la “dragona” annodata all'elsa (un nastro color celeste Savoia, che assicurava l’arma bianca al polso del cavaliere, impedendo che andasse perduta).

Il Regolamento sopra il corredo e la montura e le divise delle Armate Sarde del 25 giugno 1833 segna la successiva evoluzione uniformologica del Corpo dei CR.

L'introduzione più significativa è il pennacchio al cappello, già originariamente blu Savoia, rosso e turchino.

Infine il R.D. del 18 gennaio 1843 introduceva il doppio petto (2 file di 9 bottoni) per l’abito della divisa sia grande che piccola montura sia per carabinieri che per bassi ed alti ufficiali, che si è conservato sino ai giorni nostri nell’alta uniforme dei Carabinieri.

Riassumiamo gli atti del governo determinanti per l’organizzazione e per le uniformi del periodo 1814 -1834:

  • le Regie Patenti del 13 luglio 1814 (e relativa Determinazione Sovrana del 9 agosto 1814 ripresa nel Regolamento per le Uniformi dell'Esercito del 8 novembre 1814);
  • le Regie Patenti del 15 ottobre 1816 (e relativa Determinazione Sovrana del 9 novembre 1816);
  • le Regie Patenti del 12 ottobre 1822 (e relativa Determinazione Sovrana del 16 ottobre 1822, che approvava il Regolamento Generale del Corpo dei Carabinieri Reali);
  • le Regie Patenti del 9 febbraio 1832 (e relativo Regio Viglietto esecutivo del 13 febbraio 1832); nonché il Regolamento sopra il corredo la montura e le divise delle Armate Sarde, approvato con Determinazione Sovrana del 25 giugno 1833.

Riferimenti bibliografici

AA.VV, I Carabinieri 1814 –1980, monografia a cura dell'Arma dei Carabinieri, Roma 1980
A. CALANCA, Storia Dell'arma dei Carabinieri, Edizioni Bastogi - Foggia 1989.
S. ALES, L'Armata Sarda della Restaurazione 1814- 1831, Edizioni Ufficio Storico S.M.E., Roma 1987
S. ALES, L'armata Sarda e le Riforme Albertine, Edizioni Ufficio Storico S.M.E., Roma 1987 .

 

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13/04/2007

 

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